NOTE NAPOLETANE CON DE RIENZO. A CORINALDO JAZZ IL VIAGGIO NELLA PRODUZIONE DI PINO DANIELE CON “NERO A METà EXPERIENCE”

Questa sera (dalle 21.15 in piazza Il Terreno) la magia e il groove della musica di Pino Daniele risuoneranno a Corinaldo Jazz grazie all'evento "Nero a metà experience". Protagonista della serata sarà Gigi De Rienzo, storico bassista dell’artista partenopeo, insieme a Ernesto Vitolo e Agostino Marangolo pronti per guidare il pubblico in un viaggio emozionante nel patrimonio musicale dell'icona napoletana.

Ha condiviso il palco con Pino Daniele in anni formidabili. Se dovesse scegliere un ricordo o un aneddoto della vita fuori dalla musica con lui, quale sarebbe?

«Con Pino ci conoscevamo fin da ragazzi, ancora prima di suonare insieme. La nostra non è stata la tipica relazione professionale dove il cantautore ti chiama a collaborare: ci si trovava già prima nei posti dove i gruppi andavano a provare, avevamo tanti amici in comune, la stessa età e gli stessi ambienti. È difficile estrapolare un singolo momento. Aveva un humor incredibile, un po’ nonsense, mai pesante. Abbiamo avuto tutti dei momenti difficili, ma alla fine ci siamo sempre ritrovati».

All'inizio la fusione tra blues, jazz e tradizione napoletana sembrava quasi una scommessa azzardata. Come funzionava tra di voi la costruzione di una musica sotto tanti punti di vista rivoluzionaria?

«Pino Daniele è stato il catalizzatore e il punto d'arrivo di un movimento culturale molto più ampio, nato a Napoli nel dopoguerra. Quelle musiche erano tutte già presenti nell'aria, le respiravamo dappertutto. Pino è arrivato verso la fine di quel processo, ha raccolto tantissimo e si è avvalso dell'influenza dei musicisti, come ha fatto per tutta la vita. Non c'era nulla di costruito o calcolato a tavolino».

Pino Daniele ha sdoganato inoltre un modo di fare canzoni in Italia, abbattendo barriere geografiche e linguistiche. Qual è stato il segreto emotivo di questa universalità secondo lei?

«Ci sono artisti con una forza comunicativa tale da riuscire a creare una suggestione che possiamo definire unica. Ma questo processo è andato di pari passo con la storia: tra gli anni '60 e '80 siamo passati da un'Italia chiusa in sé stessa a un mondo completamente aperto agli scambi. Cantare in napoletano o in inglese a quel punto non faceva più scandalo, non c'era l'Accademia della Crusca a darti contro per una parola straniera inserita o una parolaccia utilizzata. Il mondo si stava aprendo e Pino è stato un grandissimo messaggero della sua epoca».

Secondo lei cosa rimane oggi dell'eredità spirituale e musicale di Pino Daniele?

«Tutta la sua opera è rimasta nel cuore e nelle orecchie della gente, compresi molti giovani che l'hanno scoperta grazie alle famiglie. Però va detto che un altro fenomeno come quello non c'è più stato. Non lo dico con nostalgia: i linguaggi e la società cambiano. Oggi la comunicazione di massa ha preso un'altra direzione, dove i social, l'immagine e le parole hanno spesso un peso maggiore rispetto alla musica stessa. Pino rimane un monumento unico, la sua musica continua a vivere in chiunque prenda in mano uno strumento e impari le sue canzoni».

2026-08-02T02:06:56Z